Riflessioni Pasqua 16/04/2017

RIFLESSIONI PASQUA 2017- (ANNO A)

 

 

 

 

 

 

 

 

Da circa 2000 anni risuona nella liturgia di oggi e sulla bocca dei cristiani questa affermazione :

 

Gesù Cristo è risorto!

 

Ma permettimi di chiederti: per te è veramente risorto?

 

Oggi Santa Pasqua, celebriamo il Mistero della risurrezione.

 

Nella prima lettura Pietro racconta questo avvenimento a Cornelio, dicendo che: "Dio lo resuscitò al terzo giorno".

 

Nella seconda lettura San Paolo vede nella resurrezione di Gesù il fondamento dei valori cristiani e ci chiama a “cercare le cose di lassù”.

 

Il Vangelo di Giovanni ruota, per lo più, attorno alla narrazione del sepolcro trovato vuoto, proprio a sottolineare la fede nella resurrezione, annunciata in precedenza, del discepolo, che riconosce le parole dei profeti su Gesù secondo le quali il “Maestro” sarebbe resuscitato dalla morte.

 

Per poter rispondere ciascuno alla domanda, se per me… è veramente risorto, dobbiamo ricordare che quello che celebriamo oggi è un mistero. Ma cos’è un mistero? Il mistero è qualche cosa di che ci stupisce, ci sbalordisce, qualcosa che è fuori da noi che è davanti a noi, qualche cosa che pur essendo logico e sensato esce dagli schemi della concezione umana; il mistero è incontrollabile, non può essere previsto, ne veicolato, porta con se un alone di incertezza che coglie la ragione ma che si aggrappa al cuore con gli artigli della fede, e più specificamente, il mistero della resurrezione è quel qualcosa che, anche se noi non ci spieghiamo il perché, ci entra dentro come fosse parte di noi, qualcosa che non riusciamo a tralasciare, neppure volendolo, poiché lasciarlo andare è come rinunciare alla felicità dell’incondizionato amore di Dio.

 

Il mettersi di fronte al “mistero” rende l’uomo libero di vedersi nella sua fragilità, nel suo essere bambino che chiede aiuto al suo padre buono. Non lede la sua dignità, non lo umilia, lo mette davanti a se stesso. Questo confronto porta l’uomo a guardare a quella che è la sua vera vocazione, cioè a guardare negli occhi ciò che di trascendente esiste nella sua vita, quello che porta la sua vita davanti a quel sepolcro vuoto con la certezza che “tutto si è compiuto”.

 

Quello che ricordiamo( ri-cor-dare = ridare al cuore), di cui facciamo “ memoriale “ (Annullare il tempo per rendere attuale la vicenda di Cristo che si realizza una volta, in modo cruento –nella croce - e tutte le volte nella Eucaristia). e celebriamo oggi è la vittoria di Gesù Cristo sulla morte, la sua vittoria sul sepolcro, quello stesso sepolcro che imprigiona noi ogni giorno, e da cui, con la sua risurrezione, Gesù ci libera in Dio. E la cosa ancor più strabiliante è la testimonianza resa di questo mistero, difatti, qui ci troviamo di fronte alla testimonianza di chi era presente e credette contro ogni logica. In questo caso la testimonianza, non è un fatto astratto, è una scelta: possiamo credere o no ma la resurrezione di Cristo è qualcosa di credibile dato che rende pieno di significato la sussistenza dell’uomo sulla terra.

 

In quest’ottica ritengo sia opportuno concludere dicendo che è giunta l’ora di “ smetterla di stare a fissare un sepolcro vuoto, non è questa la specificità della vita cristiana. Come dice G. Becquet “ il cristiano viene invitato a credere nella potenza del Risorto sulla morte e nel suo essere presente all’universo degli uomini. Allora si comincia una vita nuova che va di scoperta in scoperta “.

 

In questa prospettiva fare Pasqua diventa “ un operazione mai conclusa”.

 

 

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